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Membri di The Center for Mindful Eating di Jean L. Kristeller

I tre pilastri del protocollo MB-EAT della MindfulEating

La MindfulEating è un approccio innovativo al cibo, il primo in assoluto a non prescrivere cosa mangiare e cosa non mangiare, lavorando, invece, sul modo in cui ci relazioniamo al cibo. Ci insegna ad essere sensibili e responsivi nei confronti del nostro corpo, compresi i sensi, i segnali di fame e sazietà, le emozioni ed i pensieri.

Il percorso Mindfulness Based Eating Awereness Training o MB-EAT, ideato e validato da Jean Kristeller a partire dal 1999 per la presa in carico di fenomeni quali la fame nervosa ed il Binge Eating, è un percorso di 9 settimane, i cui contenuti si poggiano su tre grandi pilastri:

  1. Il primo grande pilastro dell’MB-EAT è costituito dalle pratiche di meditazione buddista tibetana, che sono state ampiamente validate dalla comunità scientifica, in quanto capaci di cambiare la struttura del nostro cervello, in modo da potenziare zone in grado, poi, di restituirci maggiore capacità di gestione emotiva ed autoregolazione. In modo particolare, si è visto, attraverso tecniche di neuroimmagine, che in seguito a protocolli basati sulle pratiche di meditazione, come quelle incluse nell’MB-EAT, si verifica un aumento della materia grigia nella corteccia prefrontale, zona del cervello deputata alla gestione, alla pianificazione e all’organizzazione, ed un maggior numero di connessioni assoniche fra questa zona ed il sistema limbico, regione ancestrale nel nostro cervello, deputata all’attivazione automatica e non riflessiva di emozioni negative, quali l’ansia e la paura.
    Questo cambiamento strutturale del nostro hardware cerebrale fa in modo che le persone che hanno completato un training basato sulla mindfulness, come l’MB-EAT, abbiano le basi per agire una maggiore capacità di gestione emotiva e degli impulsi.
  2. Il secondo grande pilastro che compone l’MB-EAT è la psicoeducazione: la consapevolezza alimentare passa per la conoscenza, la buona informazione, ma anche l’osservazione dei contenuti emotivi e cognitivi che emergono nei confronti di tale conoscenza, in modo che ognuno, in piena libertà, possa prendere le proprie scelte informate e consapevoli.
    La Mindful Eating non prescrive scelte alimentari di alcun tipo, ma si limita a rendere le persone consapevoli di se stesse e del proprio rapporto col cibo, in modo che ognuno possa prendere le scelte che più gli si addicono, in piena libertà e consapevolezza.
  1. Il terzo grande pilastro dell’MB-EAT è composto datecniche cognitivo comportamentali: attraverso esercizi che prevedono cibi scelti ad hoc, si impara a destrutturare le usuali modalità di confronto con cibi-tabù (fritto, cioccolato, etcetc), per “farci pace” e viverli serenamente, in modo da non esserne ossessionati e, di conseguenza, farne scorpacciate alla prima occasione.
    Il trainer ed il paziente, dunque, praticano meditazioni con i cibi, attivando, nell’esperienza alimentare, modalità comportamentali nuove rispetto a quelle abituali e dannose.

 

Per approfondimenti, visita la pagina dedicata al protocollo MB-EAT (INSERIRE LINK)

 

Dott.ssa Teresa Montesarchio

1 responses on "I tre pilastri del protocollo MB-EAT della MindfulEating"

  1. Molto interessante?, vorrei saperne di più.

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CIME

CIME é un progetto che ha come intento primario, la diffusione e la promozione della Mindful Eating e delle sue applicazioni in ambito psicologico, nutrizionale, medico, scolastico con lo scopo di prevenire, ristabilire e mantenere e sviluppare un più salutare approccio all’alimentazione, costruendo un equilibrio con altri aspetti della vita

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